
Nato a Catania il primo febbraio 1878, si laureò in lettere classiche a Firenze e divenne docente di letteratura latina a Messina, Pisa e a Padova. Tra i fondatori del Partito Comunista Italiano, si distinse per autonomia nel pensiero e nelle scelte, fra cui quella di rimanere rettore dell’Università di Padova per “preservarla immune dall’offesa fascista”.
Il 9 novembre 1943 inaugurò l’Anno Accademico con uno straordinario discorso che colpì le coscienze delle centinaia di studenti accorsi per ascoltarlo. Pochi giorni dopo scrisse un’incitazione alla lotta di liberazione dal fascismo e contro l’oppressione nazista che verrà affisso sui muri della città.
Costretto ad emigrare in Svizzera, nel 1944 tornò in Italia prendendo parte alla Resistenza partigiana.
Morì a Roma il 12 febbraio 1957.

Nata a Rovigo nel 1831 da una famiglia ebraica, divenuta cattolica a seguito del matrimonio nel 1856 con lo scrittore e patriota Arnaldo Fusinato, con lui si trovò al centro del movimento nazionale cospirativo in Veneto.
Seguì il marito a Firenze e dopo il 1870 a Roma, dove ebbe cattedra e direzione di istituti femminili. Qui morì nel 1876.
Compose Versi (1874), ispirati all’amore della famiglia, della patria, Scritti educativi (1873) e Scritti letterari (1883).
Studenti: mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi, maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta insieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l'oppressore disponga ancora della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l'Italia dalla servitù e dalla ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova e più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace del mondo.
Appello agli studenti
del rettore C. Marchesi,
Padova, 1 dicembre 1943
Fiore del verno
Mentre ogn'altro a lui vicino
langue e muore sotto il gelo,
solo un fior del mio giardino
si dischiude sullo stelo:
questo fior, caro a tanto,
l'han chiamato Calicanto.
Ne' dì lieti quando il sole
vita suscita e colori,
e s'allegrano le ajuole
nel profumo de' lor fiori,
al tepor che lo feconda
ei non dà che qualche fronda.
[...]
Ma del fior devoto al verno
è l'istoria a me un arcano;
ne' suoi stami non la scerno;
nello stel la cerco invano;
la richiedo a lui talvolta,
ma non parla e non m'ascolta.
Perché in mezzo al gel s'infiora?
Perché forte è mesto è tanto?
Dove nacque, e come odora?
Perché il chiaman Calicanto?
Chi narrarmelo saprà
de' suoi fior un serto avrà.
Versi di Erminia Fuà-Fusinato
Padova, 1856
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